Parole opere ed omissioni dal mondo delle due ruote a pedali


Jay Blahnik – Full-Body Flexibility 2nd edition

 

In un precedente post avevo espresso le mie opinioni sul libro di Bob Anderson inerente lo stretching e nello stesso scritto avevo anticipato futuri post sull’argomento.
Oggi tocca al testo di Jay Blahnik, che come complessità degli esercizi si colloca un gradino sopra al manuale di Bob Anderson.

Full Body Flexibility è diviso in diverse sezioni e si apre con tabelle che hanno funzione di indice per trovare rapidamente l’allungamento che fa al caso nostro. In queste tabelle sono catalogati tutti gli esercizi e per ciascuno viene dato il numero di pagina di riferimento, se si tratta di uno stretching attivo o passivo e quali gruppi muscolari va ad interessare.

Si prosegue poi con una breve sintesi sui perchè e i percome dello stretching, sucome e quando farlo e a chiosa del tutto due belle immagini del corpo umano che mettono in evidenza i vari gruppi muscolari.

Si passa poi al lato pratico con una prima parte dove vengono proposti gli esercizi suddivisi per gruppi muscolari e a seguire quelli che interessano più gruppi muscolari contemporaneamente.

La sezione seguente prende in esame esercizi che hanno lo scopo di migliorare l’arco dei movimenti per diversi sport, per proseguire con routine dedicate al fitness in generale. Qui si è pescato a piene mani dallo yoga e dai pilates.

Il tutto si conclude con una sezione ad icone dove vengono riproposti gli esercizi fin qui descritti, corredati da numero di pagina per ciascuna posizione.

La descrizione di ogni singola posizione è ben fatta e corredata da immagini con utili suggerimenti sugli errori da evitare e su come respirare durante l’esecuzione degli stessi.

Il libro è ottimamente curato anche nei dettagli, ad esempio gli atleti impeganti indossano completi neri e viola e lo stesso abbinamento cromatico è utilizzato per la parte scritta.
Le fotografie sono a colori e ben fatte, in sostanza non ci si può sbagliare nell’esecuzione degli allungamenti.

Il range degli esercizi, va da cose semplice,

a quelle decisamente più complesse che richiedono un elevato grado di flessibilità.

Sostanzialmente il libro accontenta il principiante così come i palati più fini.

Voto più che positivo per questo volume; del resto tutti i libri della Human Kinetics che ho finora acquistato non mi hanno mai deluso.

Prezzo di copertina 19.95 $ (ma girando in rete lo trovate a meno)



“Rullo” d’allenamento Lemond Revolution

 

In Aprile parlare di rulli per l’allenamento al coperto è un po’ come voler mietere il grano in Dicembre; ma visto che il prodotto non è deperibile e non ha data di scadenza, tanto vale affrontare il tema.

Il rullo d’allenamento Revolution, se si può ancora parlare di rullo, è un dispositivo per l’allenamento indoor studiato per integrarsi completamente con la trasmissione della propria bicicletta. E’ sufficiente rimuovere la ruota posteriore dalla bicicletta e posizionare la bici stessa, mediante i forcellini, sul trainer. Si viene così ad eliminare l’interfaccia copertone rullo tipica dei trainers d’allenamento tradizionali; interfaccia che poteva dare quella spiacevole sensazione di pastosità e scivolamento.
Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che con il Lemond Revolution si elimina l’usura del copertone. Il sistema è compatibile anche con mountainbike e biciclette da ciclocross

Il trainer grazie a quella che in casa LeMond chiamano HIT (High InertiaTechnology) permette di simulare l’inerzia che si riscontra tipicamente pedalando su strada. Quando si smette di pedalare entra in funzione il meccanismo della ruota libera, proprio come avviene nelle normali condizioni di utilizzo della bicicletta; non c’è in sostanza quella brusca decellerazione che si riscontra sui rulli tradizionali quando si smette di pedalare o si cambia rapporto.

Il sistema viene venduta con cassetta Shimano 105 a 10 velocità (12/25), quindi compatibile anche con Sram; mentre per Campagnolo c’è l’apposito adattatore. Come optional è disponibile un computerino da manubrio che indica la potenza sviluppata, la cadenza, la distanza percorsa, la velocità, la frequenza cardiaca e il dispendio calorico. Tutti i dati possono essere scaricati mediante USB o ANT+

Ulteriori info su:

www.lemondfitness.com



Stretching

Mi ero fermato a scambiare quattro chiacchiere con un conoscente che era appena rientrato da una sgambata in bicicletta; vedendolo scendere dalla bicicletta con la flessibilità di un manico di scopa, mi è sorto spontaneo chiedergli quanto stretching facesse. Il suo volto perplesso è stato eloquente così come le sue domande sul come, dove, quando e in che modo.
Non mi sono potuto esimere dal consigliargli il libro di Bob Anderson sulla materia.


Il testo in questione è ben congeniato e senza tanti fronzoli arriva diretto al nocciolo della questione, ovvero sugli esercizi di stretching e su come eseguirli.

La prima decina di pagine sono di precauzioni generali sul da farsi, ed offrono un assaggio diretto con alcuni esercizi. Seguono poi serie di esercizi specifici per ogni parte del corpo, divisi per distretti (schiena, spalle, gambe, braccia ecc). Terminata questa novantina di pagina, troviamo gli stessi esercizi combinati in routines per diverse attività giornaliere (al mattino, prima di coricarsi, in giardino, alla scrivania ecc). Si prosegue con routines dedicate ai singoli sport, intese come preparazione all’attività fisica che si sta per eseguire e per il defaticamento. Il tutto termine con una breve incursione sulle tecniche PNF, ma è proprio un assaggio. Le posizioni sicomprendono facilmente grazie anche al fatto che non siamo in presenza di fotografie bensì di disegni.

Le stesse posizioni si ripetono spesso nell’arco del libro, ma dato che sono congeniate in routines, c’è sufficiente materiale per non annoiarsi.
La rilegatura permette (dopo un po’ di tempo che si sfoglia il libro) di lasciare il testo aperto senza quella noiosa funziona di “salto di pagina” o “chiusura automatica”.

Iniziando da zero, si raggiungono risultati evidenti e tangibili in circa 2 mesi di pratica quotidiana.
A mio avviso le posizioni consigliate vanno tenute più a lungo di quanto il libro suggerisca, così una routine di 16 esercizi richiede un tempo di circa 30 minuti.
Oltre al libro c’è bisogno solo di un materassino da palestra e per il resto buonallungamento.

Se poi vi prende la mania dello stretching e mirate alla superflessibilità, ci sono altri libri che utilizzano tecniche avanzate, ma questo è un altro discorso, forse oggetto di un futuro post.

Titolo: Stretching
Autore: Bob Anderson, illustrazioni di Jean Anderson
Casa editrice: Shelter Publications, Inc
Prezzo: $16.95
Lingua: Inglese (esiste anche la traduzione in italiano disponibile ad un prezzo di 16.90 euro).

Shambhala



Camelbak Mule NV 2010 – Prime impressioni

Il Mule è lo zainetto più venduto di Camelbak e viene consigliato per uscite intorno alle 3 ore, anche se di fatto può essere sfruttato per tempi più lunghi.
Vediamo quindi come si presenta lo zainetto idrico in questione e cosa vogliono dire tutti quegli acronimi che accompagnano il prodotto.

Il Mule viene venduto comprensivo di sacca idrica da 3 litri e dopo il suoinserimento nello zaino, restano a disposizione 8.52 litri per riporre tutto quello che vi serve per un’uscita giornaliera in mtb o con gli scarponi ai piedi.
Le dimensioni sono 470mm x 229mm x 229mm e il peso, sacca idrica esclusa è di 1 Kg.

Nella parte posteriore sono presenti bande e scritte rifrangenti, decisamente utili perautosegnalarsi agli automobilisti in condizioni notturne.

La prima tasca, quella più esterna, è caratterizzata da pannelli laterali a rete e la sua capacità è regolabile mediante un sistema di fibbia e fettuccia.

Il secondo scompartimento è dotato di cerniera e al suo interno è presente un pannello suddiviso in più tasche, oltre che uno spazio unico nel quale possono essere riposti oggetti di dimensioni medie come pompa, taccuino, multiattrezzo ecc.

Anche la terza tasca è dotata di pannelli laterali a rete, ma è decisamente più capiente della precente, quasi delle dimensioni di un caso da XC, dico quasi, perchè un casco non ci entra se non a forza, ma in quest’ultimo caso si rischia di danneggiare la rete.
L’utilizzo più proficuo è quello di utilizzare tale tasca per riporvi abbigliamento o accessori che debbono essere sempre a portata di mano durante l’uscita. Fra i tanti scopi a cui tale tasca si presta, può esserci quello di riporvi una mantellina bagnata, senza doverla piegare e rimetterla nelle sacche interne.
La capienza di tale scompartimento è regolata sempre con sistema di fettucce e fibbie.

Al di sopra della scritta Camelbak è presente una piccola tasca con cerniera a tenuta d’acqua e materiale interno soffice, di tipo antigraffio, la cui funzione è di proteggere un cellulare, un lettore mp3, un gps o qualsiasi altra diavoleria tecnologica. Il quarto scompartimento è quello più grande e capiente, dotato di due cerniere per la sua chiusura.

A seguire c’è lo scompartimento per l’alloggio della sacca idrica. Questa zona presenta un isolante per mantenere il contenuto della sacca fresco o caldo a seconda della stagione. La sacca stessa si inserisce mediante un’apertura posta sulla sinistra dello zaino e dotata di cerniera. Nella parte anteriore troviamo un laccio per agganciare la sacca idrica e un’apertura per far uscire il tubo verso la parte anteriore.

Nella parte inferiore del Mule c’è uno scomparto che alloggia la mantellina dello zaino, da impiegarsi, ovviamente in caso di pioggia o per proteggere lo zainetto da indesiderati spruzzi di fango. La mantellina è dotata di scritta riflettente.

La schiena poggia sul sistema NVIS, acronimo che sta a significare che la schiena poggia su 5 cuscinetti, in modo da creare un canale entro il quale fluisce l’aria fornendo di fatto un’azione ventilante che evita il più possibile che la maglietta si inzuppi di sudore.

Gli spallacci sono dotati di bande rifrangenti e sono collegati al resto dello zaiono mediante il sistema D-Fit che permette una certa indipendenza di movimento fra corpo del biker e zainetto stesso.

A livello sternale sono presenti due straps collegabili mediante innesto a baionetta atti ad evitare eccessive oscillazioni dello zaino. Tali strap sono regolabili in altezza con un sistema di scorrimento paragonabile a quello di una cerniera e definiti Slider SternumStrap. Un’altra coppia di straps è presente a livello ventrale ed è dotata di un sistema a fascetta elastica che trattiene lo strap in eccesso dopo aver eseguito la regolazione.

La sacca idrica come detto precedentemente ha una capienza di 3 litri, con indicatore graduato per controllare la quantità di liquido che si vuole immettere. Il tappo,definito omega, per la sua forma, è di generose dimensioni, tali da permettere una facile pulizia del suo interno; una mano piccola/media riesce ad entrare facilmente nella sacca.
La sacca ha subito un trattamento definito HydroGuard per inibire la crescita dibatteri che possono scolorire la sacca. Il tubo è di plastica alimentare e garantisce che l’acqua non sappia di plastica.

L’erogazione è garantita da una valvola azionabile mediante un piccolo morso. Volendo bloccare completamente la fuoriuscita di acqua basterà girare il piccolo pezzo di plastica giallo posto appena al di sotto della valvola.

Sostanzialmente il prodotto si presenta di buona fattura, adesso verrà sottoposto ad un test di lunga durata per saggiarne la bontà.
Prima dell’utilizzo la sacca l’ho lasciata riposare per 24 ore con all’interno acqua e bicarbonato di sodio.



New World Disorder 10

 

Decimo appuntamento con la serie di mountainbiking estremo che hanno dopo anno ha segnato la progressione di questo sport. Pare sia l’ultima puntata della serie, almeno così si evince dalle fasi iniziali del film.
Le manovre proposte sono al limite del crebidile e il sottotitolo “dust and bones” rende bene l’idea di cosa accade se i trick non vengono chiusi alla perfezione. Per farsi un’idea dei progressi compiuti basta confrontare questo ultimo episodio con il primo, girato ormai dieci anni fa. La parte videografica, nel senso di tecnica di ripresa, è impeccabile così come la colonna sonora.
Ma in fin dei conti è bello o no? Lo spettacolo vale il prezzo del biglietto, ma per come intendo io l’andare in bicicletta, quello che si vede è qualcosa che ha più a che fare con le arti circensi che con la fatica imposta dal pedale; in sostanza continuo a preferire i video che mi scarico da YouTube e da Vimeo, dove c’è da sgobbare in salita e divertimento a scendere, con velocità e percorsi “umani”. Comunque se volete vedere il nuovo bike Park nel New Hampshire o la chiatta addobbata dalla RedBull e riders del calibro di Darren Barrecloth, Brandon Semenuk, Mr. Cam McCaul, Greg Watts, Aaron Chase ecc. JUST PUSH PLAY.



Eroi, Pirati e altre storie su due ruote

A cura di: Simone Barillari
Edizioni: Bur/Rizzoli
Prezzo di copertina: 12 euro

Il sottotitolo di questo volume è più che significativo: un secolo di ciclismo. Si tratta in effetti di una serie di articoli di giornale che coprono 100 anni di ciclismo, più o meno,descrivendo pagine più o meno eroiche dello sport a due ruote. Le firme in calce agli articoli sono più che note negli ambienti ciclistici, parliamo di Buzzati, Brera, Vergani, Mura ecc.
Trattandosi di articoli scritti da diverse persone non c’è da aspettarsi nessuna uniformità di narrazione, se non per l’appunto quella cronologica, il che dà al volume un andamento a montagne russa, dove, a mio giudizio, ci sono più discese che salite.
Alcune di queste discese sono da attribuirsi ad un modo di scrivere decisamente ampolloso, alla ricerca del “quanto sono bravo a scrivere”, piuttosto che a scopo divulgativo nei confronti del lettore. Altra pecca è che gli articoli sono proposti tal quali e quindi spetta al lettore collocarli in un determinato contesto storico/politico/sportivo. Per esempio, non conoscendo il contesto storico nella quale è scaturita, poco dice l’imboscata di Pieris del giro del 46 o cosa ha significato la tappa al tour del 18 Luglio 1992 per Claudio “El Diablo” Chiappucci (di aspettare domani sono capaci tutti, di ottener che domani sia oggi, pochi, quasi nessuno).
Fra quelle che ho maggiormente gradito ci sono le pagine del ciclismo eroico; di Ottavio che si rialza dopo una rovinosa caduta stimolato da una canzone alpina, delle tappe da forzati del pedale al Tour de France, delle relative cotte e di un unico impellente desiderio: mangiare,mangiare e mangiare.
In sintesi il libro non mi ha pienamente soddisfatto, tenendolo in mano eriguardandone la copertina continua vedere il bicchiere mezzo vuoto.

Shambhala



DVD – Ride the divide

La gara Tour Divide è considerata la competizione mtb più dura al mondo; si parte da Banff in Canada per arrivare, 2700 miglia dopo (quasi 4400 Km), nel New Mexico, nella zona di confine fra USA e Messico; di fatto l’arrivo è posto nella zona di nessuno, fra le due sbarre che separano i due stati. Il dislivello positivo complessivo è di circa 61000 metri e a rendere il tutto più difficile è che la gara deve essere fatta in completa autonomia; non ci sono meccanici, massaggiatori, macchine della tua squadra che ti seguono ecc. Se la bicicletta subisce dei guasti ci sono due possibilità: o provvedi da solo o ti ritiri; anche perchè la distanza media fra i luoghi abitati è di circa 150 Km.
Ogni utente può collegarsi via radio con l’organizzazione ed è dotato di un localizzatore satellitare della Spot che permette di seguire i progressi dei concorrenti ed evita che qualcuno faccia il furbo.
La competizione praticamente segue la dorsale delle montagne rocciose che fanno da spartiacque fra l’Est e l’Ovest degli Stati Uniti e attraversa piccoli villaggi e comunità rurali.
I partecipanti partono tutti assieme e poi ognuno decide quanto pedalare, quanto riposare, dove fare sosta, dove approvigionarsi di acqua e viveri ecc.
Il Dvd prende in esame la competizione del 2008 e segue tre partecipanti:
Matthew, il veterano della competizione che crede fermamente nel fatto che la vita è troppo corta per non prendere parte a simili avventure; Mary, la prima donna a gareggiare nella Divide e che è fortemente motivata a finirla e Mike, quarantenne con qualche acciacco alle ginocchia che lascia moglie e figlie per partire nel suo viaggio spirituale.
Quanti dei 16 partecipanti giungeranno al traguardo?
Vedere per sapere.
I luoghi attraversati sono fantastici, del resto stiamo parlando del backcountry di Canada, Montana, Idaho, Wyoming, Colorado e New Mexico.
La colonna sonora è piacevolissima senza strafalcioni spaccaorecchie.

In sintesi, un dvd che vi consiglio caldamente.

Durata: 80 minuti + inserti speciali
Formato: NTSC
Lingua: inglese
Prezzo: $24.99 (un dollaro viene donato alla fondazione Armstrong e avete il diritto a partecipare all’estrazione di una mtb soft tail Siren da 29″)

Il tutto l’ho acquistato su
http://www.ridethedividemovie.com/

Pagato con Paypal e ricevuto il tutto dopo 21 giorni.
Al momento della spedizione vi mandano una mail con il numero di tracking della busta che però vi serve solo come conferma di spedizione, non per il tracciamento in contemporanea.

Qui trovate il trailer:

http://vimeo.com/9654326

Il sito della gara è questo:
http://tourdivide.org/



I cacciagomme della felicità

Capita di forare, fa parte del gioco, ed essere in grado di riparare la ruota per proseguire la pedalata è una conoscenza basilare che si dovrebbe possedere.
Ad ogni modo destreggiarsi nella riparazione delle forature può non bastare,soprattutto se si è sprovvisti degli idonei attrezzi o se questi ultimi sono di scarsa qualità.
L’ultima che mi è capitata di vedere è stata quella di un ciclista “leggermente alterato perchè i suo cacciagomme erano più flessibili di un contorsionista e non riusciva astallonare il copertone.

A tal proposito mi sento di consigliare uno dei seguenti modelli

Questi non sò da dove provengano, ma hanno sempre fatto il loro dovere. Sono marchiati Ribal, misurano 10.5 x 2.5 cm e stanno comodamente nel borsellosottosella.
Gli uso ormai da una decina d’anni e non hanno mai dato segni di cedimento.

Un altro mio favorito è il set Topeak Shuttle Tyre Levers 1.2. Si tratta di duecacciagomme aggangiabili fra di loro, composti da plastica con rinforzi in acciaio inossidabile. La lunghezza complessiva è di 15cm quindi poco pratici per il borsello sottosella, ma comodi se si utilizza uno zainetto. Il peso complessivo è di 45 grammi.
Il caccagigomme giallo presenta una sede per l’ancoraggio ai raggi nel caso servano due mani per operare l’altro cacciagomme, quello nero invece presenta una sagomatura atta a contenere il pollice. Con queste leve si tolgono facilmente anche le coperture con carcassa a doppio spessore e quelle dotate di cerchietto in acciaio.

Ultimi della lista, ma non per importanza, i Park Tool TL-4. Questi cacciagomme sono larghi e piatti , compatti e leggeri (32 grammi la coppia), perfetti per essere riposti agevolmente nel borsello sottosella o nella tasca posteriore della maglietta. Sono piccoli, ma resistenti; riescono a rimuovere anche i copertoni più ostinati, compresi i tubeless. Presentano una zigrinatura antiscivolo e sono impilabili fra di loro.



VISTI DA VICINO: DT TENSIO ANALOG vs PARK TOOL TM-1

Per assemblare una ruota, che resti centrata nel tempo, è di fondamentale importanza la tensionatura dei raggi, che deve essere quanto più possibile uniforme.
E’ altresì importante che i raggi siano tensionati con il giusto valore, cioè, che non siano ne sovratensionati ne sottotensionati.
La tensione che si andrà a raggiungere, determina il carico sopportabile dalla ruota. Una ruota, i cui raggi sono ottimamente tensionati, è più stabile di una i cui raggi sono sottotensionati.
Non è possibile stabilire un valore ottimale ed univoco di tensione per tutti i raggi di tutte le ruota, in quanto, tale valore, dipende dal cerchione utilizzato, dal mozzo, dal tipo di raggi, dal loro numero, dal numero di incroci eseguiti e dai nippli.
Se una ruota è sottotensionata, in presenza di carico, i raggi cominceranno ad allentarsi e i nippli tenderanno a spostarsi dalla loro sede, e quindi la ruota necessiterà di essere continuamente ricentrata. Inoltre, le ruote sottotensionate, diminuiscono la vita utile dei raggi, in quanto la scarsa tensione porterà gli stessi ad essere assoggettati a carichi non uniformi, con conseguente rottura dovuta a precoce affaticamento.
Per ottenere una tensionatura ottimale, c’è bisogno, o di una rilevante sensibilità ed esperienza, per sentire a tatto la tensione raggiunta da ogni singolo elemento, oppure ci si può affidare ad un tensiometro.
Tale strumento permette, oltre che il rilevamento della tensione di ciascun raggio, di determinare in un secondo momento la tensione media di tutti i raggi di una flangia e la tensione relativa di ciascun elemento.
Una volta trovata la tensionatura ideale per una ruota, questa potrà essere facilmente replicata, grazie al tensiometro, su altre che  impiegano gli stessi materiali.

Avendo a disposizione due tensiometri, un DT Tension Analog e un Park Tool TM-1, cercheremo di descrivere nel modo più esaustivo possibile, senza ricorrere a troppi tecnicismi, come sono fatti e come funzionano questi due strumenti.

Figura 1: A sinistra il tensiometro della Park Tool, il TM-1 e a destra quello della DT Swiss, il Tensio Analog.

DT TENSIO ANALOG

La premessa fondamentale da farsi è che allo strumento in mio possesso è stato sostituito il comparatore originale con uno equivalente della Borletti.
Lo strumento è custodito all’interno di una valigetta rigida in plastica, con all’interno gommapiuma sagomata per ospitare e proteggere nel migliore dei modi il tensiometro. La confezione è corredata da un manuale di utilizzo in lingua tedesca, francese ed inglese e comprende le necessarie tabelle per convertire la lettura fatta dallo strumento in tensione espressa in N.
Le tabelle sono calcolate per raggi DT, ma i valori ottenuti su altre marche di raggi, sono correlabili con quanto riportato dalle tabelle DT.

Figura 2. Il tensiometro della DT custodito nella sua pratica valigetta

Una volta aperta la valigetta, si rivela tutta la bellezza dello strumento, difficilmente percepibile dalle fotografie. Il prezioso oggetto trasuda meccanica di precisione, un vero gioiello per gli amanti del genere; niente plastica, solo metallo rosso anodizzato e precisione.

Per eseguire la misurazione della deflessione, il raggio viene fatto passare nello spazio compreso fra i tre perni dello strumento (A- B – C) vedi figura 3; due di questi perni sono fissi (A – B) mentre il terzo è mobile (C).

Figura3: Le varie parti che compongono lo strumento

Il perno mobile, grazie alla pressione generata dalla molla di compressione (D), fa deflettere il raggio e tale deflessione viene registrata dal comparatore (E). Maggiore sarà la tensione del raggio, minore sarà la sua deflessione. La deflessione viene misurata indirettamente e messa in evidenza in termini numerici dal comparatore. Minore sarà la deflessione, maggiore sarà il valore che si leggerà sul comparatore, o detto più semplicemente, maggiore è la tensione del raggio, maggiore sarà il valore registrato dal comparatore.

Prima di cominciare ad eseguire le misure, il comparatore deve essere azzerato.
Per eseguire tale procedura si procede nel seguente modo:
1) Si sorregge il tensiometro in modo tale che la molla di compressione prema contro il braccio mobile dello strumento (F), quando questo si trova a contatto con il perno di finecorsa (G).
2) La lancetta del quadrante piccolo, quella che indica i millimetri, deve posizionarsi sullo zero. Nel caso questo non si verifichi, bisogna allentare, per mezzo di una chiave a brugola da 2.5mm, la vite di fermo (H) posta sul retro dello strumento (figura 4). Una volta che la lancetta raggiunge lo zero, la vite deve essere stretta con una coppia di serraggio non superiore ad 1Nm, in quanto, una coppia superiore può bloccare lo scorrimento dello stelo tastatore (I) del comparatore.

Figura 4: Retro dello strumento dove è posizionata la vite di fermo H

3) La lancetta del quadrante grande, quella che indica i centesimi di millimetro, deve essere posizionata in corrispondenza del valore zero. Se questa condizione non è verificata, bisogna spostare la lancetta su tale valore, facendo ruotare a mano l’anello esterno del comparatore (in figura quello nero).
Prima di eseguire ogni singola misura, bisogna sincerarsi che siano soddisfatte le condizioni evidenziate nei punti 2 e 3. In genere basta controllare la lancetta dei centesimi di millimetro, quella del quadrante grande.

Per eseguire la misura, si comprime il braccio mobile (F) fino a che non entra in contatto con il braccio fisso (M) e tenendo lo strumento in questa posizione, si posiziona il raggio, di cui deve essere misurata la tensione, lungo la linea indicata sullo strumento (evidenziata in giallo in figura 3, fra i perni A e C)
Lentamente si rilascia il braccio mobile, per farlo ritornare nella posizione di riposo, facendo in modo che i bracci restino paralleli all’asse del mozzo.
Se la misura viene eseguita su un raggio di tipo piatto, è importante tenere il tensiometro a 90° rispetto al raggio, evitando di farlo ruotare.
Il perno centrale dello strumento (B), deve posizionarsi nella mezzeria del raggio. Quando i raggi sono a doppio o triplo spessore, bisogna avere l’accortezza di posizionare i perni fissi (A – B) nelle sezioni a spessore costante e non nelle sezioni di transizione fra uno spessore e l’altro, cioè non nelle sezioni dove il raggio si sfina per passare al diametro inferiore o superiore.

Il comparatore indicherà la deflessione registrata in mm. Utilizzando le tabelle che accompagnano lo strumento, sarà possibile passare dal valore registrato dal comparatore alla tensione dei raggi espressa in N.

Figura 5: misura eseguita su un raggio di tipo piatto

PARK TOOL TM-1

Il kit si presenta in scatola di cartone e contiene, oltre allo strumento, una placchetta circolare per determinare il diametro dei raggi, una tavola di conversione e un manualetto d’istruzione (inglese, tedesco, spagnolo e francese).

Figura 6: Tensiometro TM-1 e relativo corredo

Figura 7: faccia superiore e inferiore dello strumento

Il primo passo è quello di determinare il diametro del raggio nella sua mezzeria; questo è valido anche per raggi a doppio o triplo spessore, dove, al fine della misura, verrà considerato il diametro minore.
A questo punto si posiziona lo strumento sul raggio, con il raggio stesso posizionato fra i due appoggi fissi, mentre il terzo appoggio, quello mobile, si occuperà di flettere il raggio. Giunti al punto di equilibrio si leggerà il valore sulla scala dello strumento, dopo di che, si confronterà tale valore con quanto riportato sulla tabella di comparazione, che ci darà, a seconda del diametro e del materiale del raggio, la tensione dello stesso.
In caso di raggi aerodinamici, lo strumento andrà appoggiato sulla parte piatta del raggio.

Figura 8: misura eseguita su un raggio di tipo piatto

Qualche considerazione sulle misurazioni effettuate

Cominciamo a misurare la tensione di alcuni raggi utilizzando i due tensiometri, in modo tale da comparare le misure che ci vengono restituite.
La ruota in esame è composta da un mozzo Shimano Deore, da raggi Sapim Race a doppio spessore (2.0 – 1.8 – 2.0), nippli da 12mm e da un cerchio Mavic XM 317. Sulla ruota non sono installati copertone e camera d’aria. Vengono presi in esame quattro raggi della flangia destra (lato cassetta pignoni) posizionati a 90° fra di loro. Per ogni raggio la misura verrà ripetuta per cinque volte con lo stesso strumento, per verificare la ripetibilità della misurazione.

I valori che restituisci il tensiometro DT sono precisi al centesimo di millimetro, mentre con la scala Park è possibile stimare ad occhio gli spazi da 1/4 compresi fra due valori adiacenti incisi sullo strumento.

I valori ottenuti sono rappresentati nelle due tabelle sottostanti

Dai valori medi delle misurazioni, grazie alle tabelle di conversione, si ottengono le seguenti tensioni, espresse in Kgf, per i raggi in esame

Per quanto riguarda la ripetibilità delle misurazioni siamo ad ottimi livelli considerando anche che piccole oscillazioni della mano possono portare a variazioni del risultato ottenuto. La differenza di valori ottenuti con il tensiometro DT, certamente più preciso del Park, su uno stesso raggio, considerando i valori di tensione raggiunti, in termini pratici constano di meno di 1/4 di giro di nipplo.
Quelli della Park paiono più consistenti in quanto, come detto precedentemente, la stima della lettura fra due valori contigui presenti sulla scala, viene fatta ad occhio.
Per quanto riguarda invece le diverse tensioni registrate su uno stesso raggio dai due strumenti, possiamo vederle dal lato pratico, cioè quello che ci serve quando assembliamo una ruota. In media la differenza fra le tensioni registrate dai due strumenti è di 6.17 Kgf, che a questi livelli di tensione significa poco più di 1/2 giro di nipplo. Se consideriamo che l’assemblaggio di una ruota è considerato eccellente quando la differenza di tensione fra i raggi è di +/- 10 Kgf, ci rendiamo conto che l’utilizzo di uno o dell’altro strumento non ineficierà l’assemblaggio di una buona ruota.
Prezzi

DT Tensio Analog: 285 euro
Park Tool TM-1: 100 euro
A chi si consiglia l’uso di tali strumenti

Certamente a tutti quelli che si cimentano nell’assemblaggio di ruote, in quanto, avere dei dati numerici su cui ragionare, è un qualcosa che accelera il lavoro e ne permette una valutazione finale.
Il Park è maggiormente orientato all’utilizzo casalingo o nelle piccole officine, mentre il DT è lo strumento ideale per chi assembla ruote su base giornaliera
NOTE

Essendo i tensiometri strumenti di precisione, necessitano, in funzione del carico di lavoro svolto, di essere periodicamente ricalibrati.
Per quanto riguarda il Park TM-1 si consiglia, a strumento nuovo, di portare un raggio su una ruota campione a 120 Kgf, raggio che servirà di tanto in tanto come riferimento per vedere se lo strumento necessita di ricalibratura o meno.
Per la ricalibratura si può agire sull’apposite vite posta sulla parte inferiore dello strumento.
Per quanto riguarda il DT Tensio Analog, si consiglia di contattare l’importatore italiano.
Della DT oltre alla versione analogica, esiste anche la versione digital, dotata di comparatore digitale e di presa per l’interfacciamento con il PC.



Il Big Blue Book per la manutenzione della bicicletta

 

Titolo: Big Blue Book of bicycle repair
Autore: Calvin Jones
Editore: Park Tool Company
Lingua: Inglese
Prezzo: $ 24.95
Una delle domande più ricorrenti di chi si mette a trafficare con la meccanica della propria bicicletta è: “dove trovo le informazioni per eseguire i lavori?”.
In genere la soluzione più semplice ed economica è quella di cercare in rete; la controindicazione è che si verrà sepolti dalla montagna di informazioni che si riusciranno a reperire; informazioni fra l’altro non sempre corrette o pertinenti.
Meglio quindi affidarsi ad un buon libro, scritto da chi il mestiere lo conosce e sà come spiegarlo. Nel nostro caso il libro è quello edito dalla Park Tool, azienda che non ha bisogno di presentazioni, così come non ha bisogno di presentazioni l’autore del testo; Calvin Jones, che dopo aver trascorso 35 anni nel settore ciclo, qualcosina da dire c’è l’ha senz’altro.

 

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La prima edizione del libro mi aveva lasciato con qualche dubbio, soprattutto se paragonato con il materiale a disposizione sul sito della Park.
Ho cercato quindi di non partire prevenuto nei confronti di questa seconda edizione (denominata BBB2) e di leggermela con calma e riflettendoci sopra.
Il testo consta di 250 pagine, nelle quali, ovviamente, non si può racchiudere tutto lo scibile della meccanica ciclistica, non siamo ad una trattazione in stile Barnett tanto per intenderci; ma in quelle pagine si è cercato di veicolare il massimo numero di informazioni possibili, facendo riferimento a componentistica odierna e a come trarre d’impiccio il ciclista dai suoi problemi meccanici.
Il libro è suddiviso in sezioni che prendono in esame ciascuna zona della bicicletta, dalle ruote ai freni, dal cambio alla catena ecc.

 

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Il tutto è corredato da immagini a colori e dove necessario da tabelle .
Per ogni procedura viene data una sommaria descrizione di quello che si andrà ad eseguire, seguita dagli utensili necessari e poi dalla procedura passo passo per eseguire il lavoro.
L’appendice è divisa in quattro sezioni che comprendono una lista di utensili necessari alla manutenzione e il loro codice nel catalogo Park, un glossario dei termini, tabelle con le coppie di serraggio dei componenti e un’immagine per individuare i componenti sulla bicicletta.
Come libro mi è piacciuto, c’è stato un miglioramento rispetto alla prima edizione e per chi è ad un livello principiante/intermedio è senz’altro una valida lettura, così come lo è il libro di Todd Downs (The Bicycling Guide to Complete Bicycle Maintenance and Repair: For Road and Mountain Bikes 5th Edition) altro testo che mi sento di consigliare a chi vuole un unico volume pratico e facile da consultare. I due testi si integrano bene visti i due differenti approcci alla manutenzione; mentre il Big Blue Book descrive passo passo le fasi di ogni singolo intervento, il libro di Todd tende invece a dare un approccio su come individuare il problema a ragionarci sopra e a scegliere una delle soluzioni possibili proposte nel testo.

 

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Ma il il Big Blue Book è esente da critiche? Certamente no, quindi vediamo un po’ quali, a mio giudizio, sono queste lievi imperfezioni.
Per prima cosa il formato, avrei preferito che la rilegatura fosse a spirale, in modo che il libro stia bello aperto sul banco mentre si eseguono i lavori e che quindi non ci sia un “salto” di pagine non voluto tipico delle rilegature tradizionali.
Il libro è edito dalla Park Tool, la più grande azienda al mondo di utensili per la manutenzione della bicicletta e quindi nel testo si fa riferimento ai loro attrezzi, ma i continui richiami alla lunga stufano.
Per quando riguarda l’inviduazione dei componenti sulla “bicycle map” avrei preferito una descrizione più accurata, così come sarebbe stato utile ampliare la sezione sulle sospensioni, non tanto sulla manutenzione di per sè, compito improbo, data la vastità di modelli esistenti, quanto sull’aspetto teorico di come funzionano tali componenti, cosa che si sarebbe potuta raggiungere eliminando il capitolo dei cambi interni al mozzo.
Ma come detto precedentemente, è un libro che mi sento di consigliare.
Di questo testo esiste anche la versione denominata BBB-1TG che è sempre lo stesso libro, ma con una serie di note e suggerimenti per tutti coloro i quali, e sto parlando dei negozianti, vogliono mettere in atto i corsi della Park Tool School.
Ci sarà anche una versione italiana del Big Blue Book?
Per quanto ne sò, esiste già, ma pare che sarà disponibile in un formato diverso da quello cartaceo.
Alla fine qualche riga per ringraziare chi di dovere e per primo Mauro di Raceware, importatore di Park Tool per l’Italia, al quale avevo chiesto, in seguito ad una sua visita alla sede della Park, se mi portava una fotografia autografata da Calvin Jones (ognuno ha i suoi miti). La risposta del buon Calvin è andata ben oltre, una copia del BBB2 con dedica, quindi un sentito grazie al baffo del Minnesota e a tutta la Park Tool.

 

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