Parole opere ed omissioni dal mondo delle due ruote a pedali


Nastratura del manubrio in stile arlecchino

 

 

La nastratura del manubrio in stile arlecchino, altrimenti nota come “a diamante”, prevede l’utilizzo dell’uso congiunto di due nastri per la fasciatura della piega manubrio.
E’ consigliato l’utilizzo di nastri in cotone dato che tendono ad allungarsi meno, rispetto ai nastri moderni, e garantiscono un risultato duraturo nel tempo.

L’immagine sottostante fa vedere il risultato finito

 

 

I nastri in cotone, di colore differente, vengono giuntati all’estremità della piega e avvolti sulla stessa in direzioni opposte. I nastri, in modo alterno, passeranno l’uno sopra l’altro, al fine di formare il disegno caratteristico che contraddistingue questa nastratura.
Inizialmente i due nastri vengono giuntati con una certa angolazione l’uno rispetto all’altro, in modo da facilitare il processo di fasciatura.

 
Si comincia giuntando i due nastri, ripiegando uno dei due sopra l’altro in modo angolato. Con tale ripiegatura pare quasi che la nastratura emerga da sotto se stessa, senza che siano visibili le parti terminali e quindi non richiede l’utilizzo di nastro addizionale alle estremità, come evidenziato nell’immagine sottostante

 

 

Cominciamo con l’avvolgere il nastro blu sulla piega manubrio per stabilire la quantità di nastro necessaria a compiere un giro della piega. Segnatevi il punto nel quale il nastro tornerebbe a sovrapporsi a se stesso come indicato nella figura sottostante

 

 
Si procede ora con la ripiegatura in diagonale che deve estendersi dal lato libero del nastro fino a punto di sovrapposizione precedentemente trovato (figura 4).

 

Passiamo ora al secondo nastro, quello nero, che deve essere posizionato in direzione opposta a quello blu, facendo coincidere la parte libera del nastro nero con la diagonale del nastro blu precedentemente effettuata (figura 5)

 

 

A questo punto si ripiega la parte eccedente di nastro nero su quello blu, in maniera da farli risultare angolati (figura 6); siamo quindi pronti per continuare a fasciare la piega manubrio.

 

 

Si procede dando un giro completo di nastro blu alla piega manubrio. Si noti come nessuno dei due nastri si sovrappone a se stesso, come invece accade in una nastratura tradizionale. Detto in altri termini significa che i bordi del nastro blu si devono toccare fra loro, non sovrapporre (figura 7)

 

 

Ora è il turno del nastro nero, al quale si farà fare un giro completo della piega e che quindi incrocerà il nastro blu (figura 8)

 

 

A questo punto solleviamo il nastro blu e facciamo passare sotto di esso il nastro nero per un altro giro completo della piega in modo da ottenere l’effetto arlecchino. In questo modo il nastro blu sembrerà fuoriuscire dalle spire del nastro nero (figura 9)

 

 

Si riposiziona il nastro blu e gli si fa fare un ulteriore giro della piega manubrio; in questo modo si andrà a sovrapporre parzialmente al nero (figura 10)

 

 

Ora si ripiega il nastro nero, nello stesso modo visto prima per il blu, e si fa passare il nastro blu sulla piega manubrio per un ulteriore giro (ricordiamo che il nastro è fatto passare vicino a se stesso, non sovrapposto) (figure 11 e 12)

 

 

 

Si riposiziona il nastro nero e gli si fa fare un altro giro; sostanzialmente il processo si ripete fino a che tutta la piega è nastrata (figure 13, 14 e 15).

 

 

 

 

 

 

Se volete nastrare solo mezza piega, come sulle bici da pista/fisse o se volete partire dal basso ecco il metodo alternativo.

Partite con i due nastri puntati in direzioni opposte e leggermente angolati (figura 16)

 

 

Nella fattispecie si parte con il nastro rosso e gli si fa fare un giro completo della piega (figura 2), dopo di che lo si srotola per mezzo giro. Si prende il nastro giallo e gli si fa fare un giro completo della piega, Si riposiziona il nastro rosso facendogli fare il secondo giro completo della piega (figure 17 e 18)

 

 

 

Non ci resta che procedere per il resto della piega nel modo appena visto

 

 

 

 

Per tradizione la parte terminale della nastratura andrebbe serrata con lo spago e la nastratura ricoperta di gommalacca, ma questo sarà oggetto di un altro post.

 

 

Per ottenere dei buoni risultati occorre prendere mano, tutto è sempre migliorabile.
Buon lavoro

 

Fonti: Fixedrider e Jim Varnum

 

 



Reggi e Avvita nippli di tipo casalingo

 

 

Far cadere un nipplo all’interno del cerchio quando si assembla una ruota è una di quelle casualità delle quali si fa volentieri a meno. Il problema è particolarmente sentito sui cerchi ad alto profilo, dove la sede per la testa del nipplo risiede in profondità rispetto alla superficie sulla quale si va a posizionare il copertone.
Per risolvere il problema esistono in commercio appositi utensile che svolgono la funzione di trattenere e succesivamente posizionare i nippli nonchè di avvitarli. Non c’è bisogno di dire che tali attrezzi hanno un costo non indifferente.
A tutto c’è rimedio e al costo di un solo raggio si può realizzare un ReggiAvvitaNippli (in breve lo chiamo RAN) di tipo casalingo, ma decisamente funzionale.

 

Per prima cosa si sagoma il raggio  in modo tale da creare una sorta di maniglia. Secondariamente si avvita un nipplo al contrario serrandolo molto stretto, personalmente ci metto un filo di attack nella parte terminale della filettatura prima che questa termini e il raggio diventi liscio. In questo modo resterà esposta una quantità di filettatura che permette di far presa sul nipplo che volete inserire nel cerchio.

 

 

 

 

 

 

Inserito nel cerchio si avvita il nipplo sul raggio per un paio di giri, poi basta un colpetto in senso antiorario sull’impugnatura del nostro RAN e il nipplo si sviterà dall’attrezzo stesso, restando inpanato sul raggio.
Semplice, funzionale ed economico.

 



Come manutentare la ruota libera Mavic

Un altro ottimo tutorial di Daniele, questa volta su come fare manutenzione alla ruota libera Mavic.

Trovate il tutto qui



IN OGNI CENERENTOLA SI CELA UNA PRINCIPESSA

Una delle tante cose che non mi vanno a genio è quella di acquistare oggetti solo per il fatto che costano poco e che soddisfano due requisiti:
a) se non funziona lo butto perchè tanto l’ho pagato poco
b) lo tengo finchè va e poi lo cambio, tanto per quello che costa.

Un oggetto del genere avrà durata limitata e nell’arco della sua vita funzionerà sempre male.

Con la dovuta premessa passiamo al caso in esame che è quello di una ruota posteriore di una classica “bici da donna” monorapporto.
Acquistata la ruota per 20 euro (compreso nastro paranippli) avrei potuto installarla e  lasciarla al suo destino; ma i compromessi sono merce per politicastri, quindi è d’obbligo sporcarsi le mani e migliorare la situazione.

Il cerchio è un Beretta (che con stupore scopre fabbricato in Italia) a 36 fori, classico ETRTO 590×20, allacciato con raggi da 2mm ad un mozzetto Joytech (il parente povero di casa Novatec).
Più che di scorrevolezza, per il mozzo in questione si dovrebbe parlare di ruvidezza; con le sfere che tendono ad impuntarsi, classico sintomo di coni troppo stretti.

La centratura laterale è fuori di un buon +/-  sesasnta centesimi di mm e quella radiale oltre +/- quaranta centesimi di mm, come si evince dal sottostante video (peste colga che si lamenta della dance anni 90).

La ruota è anche poco tensionata, circa 54 Kgf e quel po’ di tensione che c’è è anche disomogenea, basta dare uno sguardo all’immagine sottostante; una serie di picchi e valli.


Sui fori ci sono delle bave metalliche, così come dei residui di lavorazione sono presenti sull’asse del mozzo. Sul diametro più esterno della ruota sono presenti parti di metallo eccedenti, facilmente visibili con il comparatore radiale quando la lancetta fa bruschi salti in avanti; cosa della quale si dovrà tenere conto in sede di centratura.

Su parecchi raggi è visibile una cospicua parte della filettatura che fuoriesce dal nipplo e non forma con quest’ultima una buona linea.

Una ruota come questa, se installata, avrà vita breve.

La nostra Cenerentola vince quindi un soggiorno nell’ Officina della Bellezza.

La prima cosa è dare una pulita e regolata al mozzo, tolto lo sputacchio di grasso originale, passo a dargli una generosa lubrificata di grasso al teflon e registro i coni.

Il gioioso cantino delle sfere che capriolano nel grasso è segno che l’operazione è riuscita.
Passo poi a smontare la ruota e prendo le misure per vedere se i raggi sono della misura giusta. Avrei preferito un millimetro in meno, ma l’eccedenza non disturba.

Con lo sbavatore ripasso il foro valvola e quelli che ospiteranno i nippli, oltre a dare una passatina al diametro esterno del cerchio per eliminare quanto più possibile i residui di lavorazione.

Una ripulita a tutto il materiale e sono pronto a riassemblare la giovine a 36 raggi incrociati in quarta.

Dopo qualche bidibibodibibù, operazione che sarebbe troppo lunga da descriversi e documentare, passiamo ai risultati raggiunti.
Normalmente sono contento quando la centratura laterale è compresa fra +/- 1/10mm e quella radiale fra +/- 15/100mm.
Il tutto documentato dal video sottostante.

La campanatura è OK e la tensione dei raggi (circa 75 Kgf lato destro e 70 Kgf lato sinistro) è uniforme, cosa meglio rappresentata dalle immagini sottostanti.

La Principessa è pronta per il Gran Ballo delle Tensioni, risplendente di luce propria e finalmente con il foro valvola in asse con la scritta sul mozzo; dopo tutto anche l’occhio vuole la sua parte.

Come sempre non tutte le ciambelle riescono con il buco e durante la raggiatura mi è sfuggito un raggio che ha segnato il cerchio; si nota poco, ma su un cerchio nero sarebbe stato un difetto estetico poco piacevole.



Come assemblare una bici da strada: capitolo 4

 

 

Siamo giunti alla quarta puntata del preziosissimo tutorial di Daniele su come assemblare una specialissima. In questo capitolo verrà trattato il montaggio dei pedali, del deragliatore e del cambio.
Per leggere il tutto basta cliccare QUI



Come assemblare una bici da strada: capitolo 3

 

Ecco la terza puntata del meraviglioso tutorial di Daniele su come assemblare una specialissima. In questo capitolo verrà trattato il montaggio dei freni e della trasmissione.
Per leggere il tutto basta cliccare

 

QUI



Come assemblare una bici da strada: capitolo 2

Nella seconda puntata, Daniele ci spiega come installare correttamente la piega manubrio, i comandi, le guaine, i cavi e terminare il tutto con una bella nastratura della piega. Per leggere il tutto, basta cliccare

QUI



PEDALATOR v1.0

 

 

La nonnetta vicina di casa vede in televisione una pedaliera per poter fare esercizio comodamente in poltrona e pensa che un po’ di moto in più è cosa buona e giusta.
L’inghippo è che l’attrezzo andrebbe a decurtare 100 eurozzi dalla pensione che è cosa cattiva ed ingiusta. Dandoci un’occhiata penso che il motore è una cosasuperflua, ruotare le gambe su una trasmissione non collegata non richiede dispendi energetici e muscolari importanti. Per la versione senza motore vogliono una sessantina di euro, il che per un movimento centrale di tipo Ashtabula con un pomellino regolasforzo (traduci in usura precoce) è un furto.
Niente paura nonnetta, sono cresciuto a caffelatte ed A-Team quindi l’attrezzo te lo realizzo a costo zero.
Dei profilati a sezione quadra mi pare di averli, un telaio in acciaio da impiegare per una giusta causa anche, un idoneo movimento centrale pure, così come delle vecchie pedivelle. Mancano i pedali, per intanto ti metto su un mio paio di flat, poi con il tempo salteranno fuori anche i pedali sostitutivi.
Un’oretta di lavoro fra flex e saldatrice e il PEDALATOR è pronto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo averlo provato, posso dire che funziona benone; pedalando distrattamente è semplicissimo, ma se si cerca di mantenere una cadenza regolare con pedalata rotonda, un po’ di impegno bisogna mettercelo.

Adesso passa alla nonnina per il test definitivo, se poi le va bene, si rifinisce il tutto con una buona verniciatura e delle protezioni che sostituiscano lo scotch.

L’unica nota dolente è che con 32°C mettersi a saldare non è una genialata.



Come assemblare una bici da strada: capitolo 1

 

Grazie al buon Daniele, in arte SCR1, sarà disponibile un tutorial su come assemblarsi una bici da strada partendo da zero.

Nella prima puntata viene preso in esame l’assemblaggio della serie sterzo semi integrata e il tutto lo trovate QUI.



Eliminare l’ululato dei freni a disco

 

Nel video seguente Calvin Jones ci spiega il tutto. Dopo il video ho fatto un riassuntino di quanto dichiarato dallo zio Calvin

 

 

 

 

RIASSUNTINO:

L’ululato dei freni a disco è un fenomeno di risonanza armonica tipo quello che accade quando si suona un violino.
Le cause del rumore possono essere diverse e quindi vanno ricercate con calma.
Per prima cosa sinceriamoci che i bulloni o la ghiera del disco siano stretti alla corretta coppia di serraggio, così come le viti della pinza, che la ruota sia ben posizionata e lo sgancio rapido serrato a dovere.
Accertiamoci che non ci siano perdite d’olio dalla forcella o dalla pinza; perdite che possono andare a contaminare il disco e/o le pastiglie.

Passiamo quindi ad utilizzare il prodotto per sgrassare disco e pastiglie; si tratta dello squeeeallout (che trovate qui:  http://squealout.com/). Prima dell’utilizzo bisogna versare un po’ d’acqua nel contenitore e mescolare per bene il tutto.
Si lavora su un freno alla volta, in quanto una volta cosparso il prodotto sul disco, la potenza frenante viene ridotta dell’80%.
Con un pennellino pulito si stende, senza eccedere, il composto sul disco.
Ora non resta che farci un giro a velocità moderata con la bicicletta e frenare ad intermittenza.
A questo punto sul disco e sulle pastiglie resta un poltiglia che contiene la sporcizia raccattata dal prodotto.
Si deve quindi procedere con una pulizia approfondita. Dopo aver rimosso la ruota, utilizzando un pennellino nuovo, si pulisce il disco utilizzando alcol isopropilico e facendo molta attenzione che l’alcol stesso non penetri all’interno del mozzo.
Per asciugare il disco ed eliminare qualche residuo ostinato si può procedere con dell’aria compressa.
A questo punto smontiamo le pastiglie dalla pinza e le laviamo con alcol isopropilico, dopo di che puliamo sempre con alcol isopropilico la pinza, sia internamente che esternamente, nonchè i piedini della forcella.
Rimontiamo il tutto e facciamo una prova.
Con somma delusione i freni ululano ancora.
Il problema va quindi ricercato altrove.
Procediamo quindi con il metodo “vecchia scuola” e puliamo il disco con acetone, mentre le pastiglie vengono strofinate su cartavetrata a grana fine per eliminare un’eventuale vetrificazione superficiale.
Reinstalliamo il tutto e partiamo per un altro giro di prova.
I freni però continuano ad ululare.
Il passo successivo è quello di installare un nuovo disco e fare una prova.
Niente di fatto, il problema persiste.
Reinstalliamo il vecchio disco e sostituiamo le pastiglie vecchie con un paio nuove.
BINGO, il problema erano le pastiglie così contaminate dall’olio che nessun trattamento è risultato efficace per riportarle alle condizioni iniziali e quindi si è dovuto sostituirle.
Visto che la forcella perdeva olio, sono stati sostituiti anche i paraoli.




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