Filed under: Officina | Tag: arlecchino, bici da corsa, ciclismo, Cividale, claudio angeli, Cocomero, cotone, curva, diamante, fasciatura, gommalacca, king papu, manubrio, mountainbike, mtb, nastratura, nastro, piega, riparazione, Rualis, shellac, spago, strada
La nastratura del manubrio in stile arlecchino, altrimenti nota come “a diamante”, prevede l’utilizzo dell’uso congiunto di due nastri per la fasciatura della piega manubrio.
E’ consigliato l’utilizzo di nastri in cotone dato che tendono ad allungarsi meno, rispetto ai nastri moderni, e garantiscono un risultato duraturo nel tempo.
L’immagine sottostante fa vedere il risultato finito
I nastri in cotone, di colore differente, vengono giuntati all’estremità della piega e avvolti sulla stessa in direzioni opposte. I nastri, in modo alterno, passeranno l’uno sopra l’altro, al fine di formare il disegno caratteristico che contraddistingue questa nastratura.
Inizialmente i due nastri vengono giuntati con una certa angolazione l’uno rispetto all’altro, in modo da facilitare il processo di fasciatura.
Si comincia giuntando i due nastri, ripiegando uno dei due sopra l’altro in modo angolato. Con tale ripiegatura pare quasi che la nastratura emerga da sotto se stessa, senza che siano visibili le parti terminali e quindi non richiede l’utilizzo di nastro addizionale alle estremità, come evidenziato nell’immagine sottostante
Cominciamo con l’avvolgere il nastro blu sulla piega manubrio per stabilire la quantità di nastro necessaria a compiere un giro della piega. Segnatevi il punto nel quale il nastro tornerebbe a sovrapporsi a se stesso come indicato nella figura sottostante
Si procede ora con la ripiegatura in diagonale che deve estendersi dal lato libero del nastro fino a punto di sovrapposizione precedentemente trovato (figura 4).
Passiamo ora al secondo nastro, quello nero, che deve essere posizionato in direzione opposta a quello blu, facendo coincidere la parte libera del nastro nero con la diagonale del nastro blu precedentemente effettuata (figura 5)
A questo punto si ripiega la parte eccedente di nastro nero su quello blu, in maniera da farli risultare angolati (figura 6); siamo quindi pronti per continuare a fasciare la piega manubrio.
Si procede dando un giro completo di nastro blu alla piega manubrio. Si noti come nessuno dei due nastri si sovrappone a se stesso, come invece accade in una nastratura tradizionale. Detto in altri termini significa che i bordi del nastro blu si devono toccare fra loro, non sovrapporre (figura 7)
Ora è il turno del nastro nero, al quale si farà fare un giro completo della piega e che quindi incrocerà il nastro blu (figura 8)
A questo punto solleviamo il nastro blu e facciamo passare sotto di esso il nastro nero per un altro giro completo della piega in modo da ottenere l’effetto arlecchino. In questo modo il nastro blu sembrerà fuoriuscire dalle spire del nastro nero (figura 9)
Si riposiziona il nastro blu e gli si fa fare un ulteriore giro della piega manubrio; in questo modo si andrà a sovrapporre parzialmente al nero (figura 10)
Ora si ripiega il nastro nero, nello stesso modo visto prima per il blu, e si fa passare il nastro blu sulla piega manubrio per un ulteriore giro (ricordiamo che il nastro è fatto passare vicino a se stesso, non sovrapposto) (figure 11 e 12)
Si riposiziona il nastro nero e gli si fa fare un altro giro; sostanzialmente il processo si ripete fino a che tutta la piega è nastrata (figure 13, 14 e 15).
Se volete nastrare solo mezza piega, come sulle bici da pista/fisse o se volete partire dal basso ecco il metodo alternativo.
Partite con i due nastri puntati in direzioni opposte e leggermente angolati (figura 16)
Nella fattispecie si parte con il nastro rosso e gli si fa fare un giro completo della piega (figura 2), dopo di che lo si srotola per mezzo giro. Si prende il nastro giallo e gli si fa fare un giro completo della piega, Si riposiziona il nastro rosso facendogli fare il secondo giro completo della piega (figure 17 e 18)
Non ci resta che procedere per il resto della piega nel modo appena visto

Per tradizione la parte terminale della nastratura andrebbe serrata con lo spago e la nastratura ricoperta di gommalacca, ma questo sarà oggetto di un altro post.
Per ottenere dei buoni risultati occorre prendere mano, tutto è sempre migliorabile.
Buon lavoro
Fonti: Fixedrider e Jim Varnum
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E’ passato quasi un anno da quando il marocchino Chafik El Ketani, privo di patente e bello bombato di stupefacenti criminalmente uccise 8 ciclisti a Sant’Eufemia di Lamezia Terme, piombando su di essi con la sua Mercedes.
Alla vicenda seguì il consueto coro politico/religioso di sentenza esemplare/perdono.
Ieri la sentenza “esemplare all’italiana” è arrivata, condannando l’imputato ad anni 8 (leggasi otto) di reclusione; praticamente un anno per ogni vittima.
Nella “sentenza esemplare”, il gup Carlo Fontanazza ha concesso ad El Ketani le attenuanti generiche, riducendo così la pena inflitta rispetto alle richieste.
Salvatore Staiano, l’avvocato del marocchino, aveva sostenuto che il suo assistito nonguidava sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (sostanzialmente le analisi fatte all’ospedaleerano cazzate) e non c’era neanche la certezza dell’eccesso di velocità (l’immagine sottostante sarà stata trattata con photoshop e la patente ritirata per un sorpasso azzardato uno sbaglio), chiedendo una condanna più mite.
L’avvocato avrebbe potuto anche spingersi oltre e chiedere i danni per la vettura ammaccata.
Altro che paese sull’orlo del baratro, la repubblica di pulcinella è ormai in avaria conclamata.
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Stiamo parlando della Danimarca dove la compagnia petrolifera scandinava Statoil ha riservato in alcune sue stazione di servizio uno spazio dedicato ai ciclisti. In tale zona è possibile gonfiare gli pneumatici e fare piccole riparazioni.
Il cartello recita:
Caro ciclista,
in questo spazio puoi prenderti cura della tua bicicletta. La puoi pompare, lavara e all’interno del negozio puoi prendere in prestito utensili come brugole, cacciagomme e lubrificanti per la piccola mantenzione.
Buon lavoro.
Lo spazio riservato è dotato di un supporto ripiegabile per la bicicletta, di sistema di gonfiaggio e di un dispenser con salviette e guanti in plastica.
Sostanzialmente un piccolo investimento da parte della stazione di servizio che può implementare i guadagni dell’attività, magari perchè il pedalatore possiede anche una macchina o perchè lascia qualche spicciolo alla cassa.
Operazione che ha un senso soprattutto nel centro di Copenhagen dove il numero delle biciclette supera quello delle auto.
Fonte: Copenhagenize.com
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Ad un amico serve una serie sterzo da installare su un nuovo telaio; gli dico di prendere le misure e mandarmele in mail così vedo cosa serve. Le misure arrivano, ma i conti non tornano. Gli dico di riprendere le misure e anche se queste sono leggermente diverse dalle precedenti, i conti non tornano ugualmente.
Sentenzio: “lascia stare, passo io domani sera”.
L’indomani passo accompagnato da idoneo calibro e gli faccio prendere le misure; adesso i conti tornano.
Gli chiedo di farmi vedere il suo calibro e da un astuccio mi tira fuori un Maurer a corsoio digitale elettronico. Basta una misura per capire che l’aggeggio è starato, nonostante le specifiche tecniche dichiarino:
Risoluzione = 0.01mm
Accuratezza = 0.02mm
L’amico è però dubbioso e vuole le prove di ciò che affermo.
Prendo un raggio Sapim Race, con diametro centrale da 1.8mm.
Questo è quello che legge il Maurer
e questo quanto legge un calibro che ha più di 20 anni di utilizzo
Quando si dice comprare bene per comprare una volta sola.
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I creativi della General Motors hanno pensato (male) di pubblicare l’annuncio sottostante sui giornali universitari degli Stati Uniti, invitando gli studenti a smettere di pedalare e cominciare a guidare, usufruendo dei vantaggiosi incentivi riservati agli studenti da parte della casa automobilistica.
Secondo la GM la vita di ogni giorno è un vero schifo se per spostarti devi utilizzare una bicicletta, mentre la figona di turno se ne va a spasso in automobile; una condizione della quale ti devi vergognare.
Appena pubblicato l’annuncio, la GM è stata bombarbata da proteste tanto da chiedere immediatamente scusa via Twitter per un annuncio che, a detta loro, era stato pensato troppo frrettolosamente (compreso l’altro, quello del pedone che in una giornata di pioggia viene spruzzato di acqua sollevata da una pozza da una GM).
Fra i commenti c’è chi sottolinea che la realtà fa schifo per chi non ha i mezzi finanziari per potersi curare e/o studiare, per un sistema di trasporto volutamente distrutto dalla case automobilistiche, da un governo che salva la finanza (compresa GM) e che con il bottino rapinato ai cittadini pubblica certi annunci.
Ad ogni modo se uno si vuole indebitare a lungo termine per decine di migliaia di dollari, non gliene frega niente dell’ambiente e vuole portarsi a spasso qualche tonnellata di acciaio per il campus pagando le spese per assicurazione, carburante e parcheggio, allora la General Motors ha il giocattolo che fa per loro. Dopo tutto bisogna solo abbandonare la bicicletta che è un mezzo facile da usare, a costo quasi zero, che ti mantiene in forma ed è molto divertente da pedalare.
Con il motore termico ci si può sempre spostare da casa alla palestra per poi pedalare su una cyclette.
Con Photoshop c’è subito stata la contropubblicità.
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Far cadere un nipplo all’interno del cerchio quando si assembla una ruota è una di quelle casualità delle quali si fa volentieri a meno. Il problema è particolarmente sentito sui cerchi ad alto profilo, dove la sede per la testa del nipplo risiede in profondità rispetto alla superficie sulla quale si va a posizionare il copertone.
Per risolvere il problema esistono in commercio appositi utensile che svolgono la funzione di trattenere e succesivamente posizionare i nippli nonchè di avvitarli. Non c’è bisogno di dire che tali attrezzi hanno un costo non indifferente.
A tutto c’è rimedio e al costo di un solo raggio si può realizzare un ReggiAvvitaNippli (in breve lo chiamo RAN) di tipo casalingo, ma decisamente funzionale.
Per prima cosa si sagoma il raggio in modo tale da creare una sorta di maniglia. Secondariamente si avvita un nipplo al contrario serrandolo molto stretto, personalmente ci metto un filo di attack nella parte terminale della filettatura prima che questa termini e il raggio diventi liscio. In questo modo resterà esposta una quantità di filettatura che permette di far presa sul nipplo che volete inserire nel cerchio.
Inserito nel cerchio si avvita il nipplo sul raggio per un paio di giri, poi basta un colpetto in senso antiorario sull’impugnatura del nostro RAN e il nipplo si sviterà dall’attrezzo stesso, restando inpanato sul raggio.
Semplice, funzionale ed economico.
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Un altro ottimo tutorial di Daniele, questa volta su come fare manutenzione alla ruota libera Mavic.
Trovate il tutto qui
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Una delle tante cose che non mi vanno a genio è quella di acquistare oggetti solo per il fatto che costano poco e che soddisfano due requisiti:
a) se non funziona lo butto perchè tanto l’ho pagato poco
b) lo tengo finchè va e poi lo cambio, tanto per quello che costa.
Un oggetto del genere avrà durata limitata e nell’arco della sua vita funzionerà sempre male.
Con la dovuta premessa passiamo al caso in esame che è quello di una ruota posteriore di una classica “bici da donna” monorapporto.
Acquistata la ruota per 20 euro (compreso nastro paranippli) avrei potuto installarla e lasciarla al suo destino; ma i compromessi sono merce per politicastri, quindi è d’obbligo sporcarsi le mani e migliorare la situazione.
Il cerchio è un Beretta (che con stupore scopre fabbricato in Italia) a 36 fori, classico ETRTO 590×20, allacciato con raggi da 2mm ad un mozzetto Joytech (il parente povero di casa Novatec).
Più che di scorrevolezza, per il mozzo in questione si dovrebbe parlare di ruvidezza; con le sfere che tendono ad impuntarsi, classico sintomo di coni troppo stretti.
La centratura laterale è fuori di un buon +/- sesasnta centesimi di mm e quella radiale oltre +/- quaranta centesimi di mm, come si evince dal sottostante video (peste colga che si lamenta della dance anni 90).
La ruota è anche poco tensionata, circa 54 Kgf e quel po’ di tensione che c’è è anche disomogenea, basta dare uno sguardo all’immagine sottostante; una serie di picchi e valli.

Sui fori ci sono delle bave metalliche, così come dei residui di lavorazione sono presenti sull’asse del mozzo. Sul diametro più esterno della ruota sono presenti parti di metallo eccedenti, facilmente visibili con il comparatore radiale quando la lancetta fa bruschi salti in avanti; cosa della quale si dovrà tenere conto in sede di centratura.
Su parecchi raggi è visibile una cospicua parte della filettatura che fuoriesce dal nipplo e non forma con quest’ultima una buona linea.
Una ruota come questa, se installata, avrà vita breve.
La nostra Cenerentola vince quindi un soggiorno nell’ Officina della Bellezza.
La prima cosa è dare una pulita e regolata al mozzo, tolto lo sputacchio di grasso originale, passo a dargli una generosa lubrificata di grasso al teflon e registro i coni.
Il gioioso cantino delle sfere che capriolano nel grasso è segno che l’operazione è riuscita.
Passo poi a smontare la ruota e prendo le misure per vedere se i raggi sono della misura giusta. Avrei preferito un millimetro in meno, ma l’eccedenza non disturba.
Con lo sbavatore ripasso il foro valvola e quelli che ospiteranno i nippli, oltre a dare una passatina al diametro esterno del cerchio per eliminare quanto più possibile i residui di lavorazione.
Una ripulita a tutto il materiale e sono pronto a riassemblare la giovine a 36 raggi incrociati in quarta.
Dopo qualche bidibibodibibù, operazione che sarebbe troppo lunga da descriversi e documentare, passiamo ai risultati raggiunti.
Normalmente sono contento quando la centratura laterale è compresa fra +/- 1/10mm e quella radiale fra +/- 15/100mm.
Il tutto documentato dal video sottostante.
La campanatura è OK e la tensione dei raggi (circa 75 Kgf lato destro e 70 Kgf lato sinistro) è uniforme, cosa meglio rappresentata dalle immagini sottostanti.
La Principessa è pronta per il Gran Ballo delle Tensioni, risplendente di luce propria e finalmente con il foro valvola in asse con la scritta sul mozzo; dopo tutto anche l’occhio vuole la sua parte.
Come sempre non tutte le ciambelle riescono con il buco e durante la raggiatura mi è sfuggito un raggio che ha segnato il cerchio; si nota poco, ma su un cerchio nero sarebbe stato un difetto estetico poco piacevole.







































