Parole opere ed omissioni dal mondo delle due ruote a pedali


Cargo Bikes: le biciclette da carico

Partendo dall’idea che non serve bruciare un litro di benzina per andare a comprare un litro di latte, si è cercato di sviluppare quello che è una sorta di SUV a pedali; un mezzo poliedrico dalla grande capacità di carico, che vada bene per la mobilità urbana, magari con due seggiolini per i bambini, a mezzo di carico per la spesa, a bicicletta per il turismo da diporto e di lunga gittata.
Le soluzioni sono state diverse, diamo quindi un’occhiata a cosa propone il mercato.

 

Kona UTE

 

 

Bicicletta dotata di telaio in alluminio disponibile in due tagli (18″ e 20″), guarnitura doppia, freni a disco meccanici con all’anteriore un rotore da 185mm e componentistica Shimano mista Deore/Alivio e gomme da 700×47.
Come accessori di serie troviamo parafanghi, cavalletto centrale, pianale in legno e due borsoni resistenti all’acqua. Da segnalare che il mezzo è predisposto per l’installazione di due seggiolini prodotti dalla Xtracycle. La capacità di carico si aggira intorno ai 100 Kg, ovviamente conducente escluso.
Il prezzo è davvero rimarchevole, siamo a quota 899 euro; mentre se volete la versione con motore elettrico per la pedalata assistita, l’esborso sale a 2399 euro.
 

 

Trek Transport

 

 

Definita da Trek come la bicicletta che ti cambia la vita e cambia il mondo, è progettata attorno ad un telaio in alluminio con pianali di carico laterali ripiegabili.
A differenza della Kona è dotata di ruote da 26″ e presenta una trasmissione di livello inferiore nonchè di freno a disco solo anteriormente, mentre al posteriore troviamo un classico v-brake. Di serie ci sono parafanghi, doppio cavalletto centrale, portapacchi anteriore ed un solo borsone. Disponibile in due taglie: M (17″) ed L (20″). James Huang, il redattore della sezione tecnica di Bike Radar, ha deciso di mettere alla prova il mezzo, abbandonando per un intero mese la propria automobile.
Se volete sapere com’è andata, l’intero articolo lo trovate qui
Il prezzo della Trek è di 1390 dollari, ma purtroppo non è importata direttamente in Italia.
 

 

Yuba Mundo

 

 

Qui siamo in presenza di una cargo bikes in versione low cost, ve la portata a casa con 750 euro. Ha una portata di circa 100 Kg ed è prodotta in taglia unica per la quale i produttori dichiarano una compatibilità per ciclisti con altezza compresa fra i 150cm e i 2 metri (ho seri dubbi in proposito). Anche qui le ruote sono da 26″. Come trasmissione siamo con un misto di Shimano Tourney e Acera. E’ dotata di pianale e parafanghi, ma se volete i borsoni dovete comprarveli a parte.

 

Surly Big Dummy

 

 

Se quanto propone il mercato non vi gusta, potete sempre assemblarvi una cargo bike come volete, partendo dal telaio Big Dummy della Surly, il quale è stato progettato per essere assemblato con tutti gli accessori prodotti dalla Xtracycle, quindi completamente modulabile a seconda delle vostre esigenze. Il prezzo del telaio è di circa 1000 euro che a ben guardare le tubazioni con le quali è costruito e la perizia delle saldature non è eccessivo; fra l’altro disponibile in 4 taglie: 16-18-20-22 pollici. Anche in questo caso le ruote sono da 26″. Per chi lo volesse è dispobile anche la versione bici completa.
Se ci vogliamo spostare nella terra promessa del ciclista, ovvero la Danimarca, troviamo ulteriori soluzioni in materia.

 

Christiania Bikes

 

 
Tricicli per tutte le esigenze; dal trasporto della fidanzata ai bambini (una bicicletta a ciclo completo), o per la spesa o per il lavoro.
Le configurazioni sono le più diverse, quindi date uno sguardo al loro sito
christianiabikes

 

Nihola

Sempre sul genere precedente troviamo la nihola
il loro sito è dettagliato e comprensivo di prezzi.

 

Bullit

 

 
Se non volete il carico al posteriore, metetelo avanti
Il tutto lo trovate qui
E per terminare un bel video sull’utilizzo delle cargo bikes a Copenhagen



Stretching

Mi ero fermato a scambiare quattro chiacchiere con un conoscente che era appena rientrato da una sgambata in bicicletta; vedendolo scendere dalla bicicletta con la flessibilità di un manico di scopa, mi è sorto spontaneo chiedergli quanto stretching facesse. Il suo volto perplesso è stato eloquente così come le sue domande sul come, dove, quando e in che modo.
Non mi sono potuto esimere dal consigliargli il libro di Bob Anderson sulla materia.


Il testo in questione è ben congeniato e senza tanti fronzoli arriva diretto al nocciolo della questione, ovvero sugli esercizi di stretching e su come eseguirli.

La prima decina di pagine sono di precauzioni generali sul da farsi, ed offrono un assaggio diretto con alcuni esercizi. Seguono poi serie di esercizi specifici per ogni parte del corpo, divisi per distretti (schiena, spalle, gambe, braccia ecc). Terminata questa novantina di pagina, troviamo gli stessi esercizi combinati in routines per diverse attività giornaliere (al mattino, prima di coricarsi, in giardino, alla scrivania ecc). Si prosegue con routines dedicate ai singoli sport, intese come preparazione all’attività fisica che si sta per eseguire e per il defaticamento. Il tutto termine con una breve incursione sulle tecniche PNF, ma è proprio un assaggio. Le posizioni sicomprendono facilmente grazie anche al fatto che non siamo in presenza di fotografie bensì di disegni.

Le stesse posizioni si ripetono spesso nell’arco del libro, ma dato che sono congeniate in routines, c’è sufficiente materiale per non annoiarsi.
La rilegatura permette (dopo un po’ di tempo che si sfoglia il libro) di lasciare il testo aperto senza quella noiosa funziona di “salto di pagina” o “chiusura automatica”.

Iniziando da zero, si raggiungono risultati evidenti e tangibili in circa 2 mesi di pratica quotidiana.
A mio avviso le posizioni consigliate vanno tenute più a lungo di quanto il libro suggerisca, così una routine di 16 esercizi richiede un tempo di circa 30 minuti.
Oltre al libro c’è bisogno solo di un materassino da palestra e per il resto buonallungamento.

Se poi vi prende la mania dello stretching e mirate alla superflessibilità, ci sono altri libri che utilizzano tecniche avanzate, ma questo è un altro discorso, forse oggetto di un futuro post.

Titolo: Stretching
Autore: Bob Anderson, illustrazioni di Jean Anderson
Casa editrice: Shelter Publications, Inc
Prezzo: $16.95
Lingua: Inglese (esiste anche la traduzione in italiano disponibile ad un prezzo di 16.90 euro).

Shambhala



Come accorciare un tubo freno idraulico Shimano

L’articolo si occupa di come accorciare il tubo idraulico di un impianto frenante Shimano giù spurgato, senza dover utilizzare l’apposito kit di spurgo

Se il vostro impianto frenante Shimano presenta un tubo troppo lungo, è possibile accorciarlo senza dover poi ricorrere al kit di spurgo.

Utensili necessari:
Chiave a brugola da 3mm
Chiave a forchetta da 8mm
Cacciagomme in plastica
Cacciavite a croce # 1
Taglierino
Mazzuolino da officina

Procedura:

1) Rimuovete le pastiglie dalla pinza freno.

2) Premete alcune volte la leva del freno per far fuoriuscire i pistoncini della pinza, ma attenzione a non farli uscire completamente dalla loro sede.

3) Svitate il dado di compressione e rimuovete il tubo dalla leva.

4) Tagliate il tubo alla lunghezza desiderata facendo in modo che il taglio sia netto e ben definito

5) Inserite una nuova oliva e una nuova spina nel tubo freno; per facilitare l’operazione utilizzate le apposite ganasce in plastica (di colore giallo) che vengono fornite con l’impianto freno a disco. La spina viene inserita battendola con un mazzuolina da officina fin tanto che la testa risulta aderente al tubo freno.

6) Riposizionate il tubo freno sulla leva. Avvitate il dado di compressione fintanto che si comincia a sentire una certa resistenza, dopo di che avvitatelo ancora di 1/4 di giro.

7) Accertatevi che la leva del freno sia posizionata più in alto della pinza, dopo di che fate rientrare i pistoncini della pinza in sede. Se durante l’operazione di taglio del tubo, è entrata dell’aria nello stesso, questa salirà verso la leva.

8) Inserite le pastiglie sui pistoncini e inserite il distanziale rosso fra le pastiglie. Premete alcune volte la leva del freno per posizionare le pastiglie alla normale distanza di utilizzo. L’impianto è ora pronto per essere reistallato sulla bicicletta.

Fonte delle immagini: Shimano Inc.



Camelbak Mule NV 2010 – Prime impressioni

Il Mule è lo zainetto più venduto di Camelbak e viene consigliato per uscite intorno alle 3 ore, anche se di fatto può essere sfruttato per tempi più lunghi.
Vediamo quindi come si presenta lo zainetto idrico in questione e cosa vogliono dire tutti quegli acronimi che accompagnano il prodotto.

Il Mule viene venduto comprensivo di sacca idrica da 3 litri e dopo il suoinserimento nello zaino, restano a disposizione 8.52 litri per riporre tutto quello che vi serve per un’uscita giornaliera in mtb o con gli scarponi ai piedi.
Le dimensioni sono 470mm x 229mm x 229mm e il peso, sacca idrica esclusa è di 1 Kg.

Nella parte posteriore sono presenti bande e scritte rifrangenti, decisamente utili perautosegnalarsi agli automobilisti in condizioni notturne.

La prima tasca, quella più esterna, è caratterizzata da pannelli laterali a rete e la sua capacità è regolabile mediante un sistema di fibbia e fettuccia.

Il secondo scompartimento è dotato di cerniera e al suo interno è presente un pannello suddiviso in più tasche, oltre che uno spazio unico nel quale possono essere riposti oggetti di dimensioni medie come pompa, taccuino, multiattrezzo ecc.

Anche la terza tasca è dotata di pannelli laterali a rete, ma è decisamente più capiente della precente, quasi delle dimensioni di un caso da XC, dico quasi, perchè un casco non ci entra se non a forza, ma in quest’ultimo caso si rischia di danneggiare la rete.
L’utilizzo più proficuo è quello di utilizzare tale tasca per riporvi abbigliamento o accessori che debbono essere sempre a portata di mano durante l’uscita. Fra i tanti scopi a cui tale tasca si presta, può esserci quello di riporvi una mantellina bagnata, senza doverla piegare e rimetterla nelle sacche interne.
La capienza di tale scompartimento è regolata sempre con sistema di fettucce e fibbie.

Al di sopra della scritta Camelbak è presente una piccola tasca con cerniera a tenuta d’acqua e materiale interno soffice, di tipo antigraffio, la cui funzione è di proteggere un cellulare, un lettore mp3, un gps o qualsiasi altra diavoleria tecnologica. Il quarto scompartimento è quello più grande e capiente, dotato di due cerniere per la sua chiusura.

A seguire c’è lo scompartimento per l’alloggio della sacca idrica. Questa zona presenta un isolante per mantenere il contenuto della sacca fresco o caldo a seconda della stagione. La sacca stessa si inserisce mediante un’apertura posta sulla sinistra dello zaino e dotata di cerniera. Nella parte anteriore troviamo un laccio per agganciare la sacca idrica e un’apertura per far uscire il tubo verso la parte anteriore.

Nella parte inferiore del Mule c’è uno scomparto che alloggia la mantellina dello zaino, da impiegarsi, ovviamente in caso di pioggia o per proteggere lo zainetto da indesiderati spruzzi di fango. La mantellina è dotata di scritta riflettente.

La schiena poggia sul sistema NVIS, acronimo che sta a significare che la schiena poggia su 5 cuscinetti, in modo da creare un canale entro il quale fluisce l’aria fornendo di fatto un’azione ventilante che evita il più possibile che la maglietta si inzuppi di sudore.

Gli spallacci sono dotati di bande rifrangenti e sono collegati al resto dello zaiono mediante il sistema D-Fit che permette una certa indipendenza di movimento fra corpo del biker e zainetto stesso.

A livello sternale sono presenti due straps collegabili mediante innesto a baionetta atti ad evitare eccessive oscillazioni dello zaino. Tali strap sono regolabili in altezza con un sistema di scorrimento paragonabile a quello di una cerniera e definiti Slider SternumStrap. Un’altra coppia di straps è presente a livello ventrale ed è dotata di un sistema a fascetta elastica che trattiene lo strap in eccesso dopo aver eseguito la regolazione.

La sacca idrica come detto precedentemente ha una capienza di 3 litri, con indicatore graduato per controllare la quantità di liquido che si vuole immettere. Il tappo,definito omega, per la sua forma, è di generose dimensioni, tali da permettere una facile pulizia del suo interno; una mano piccola/media riesce ad entrare facilmente nella sacca.
La sacca ha subito un trattamento definito HydroGuard per inibire la crescita dibatteri che possono scolorire la sacca. Il tubo è di plastica alimentare e garantisce che l’acqua non sappia di plastica.

L’erogazione è garantita da una valvola azionabile mediante un piccolo morso. Volendo bloccare completamente la fuoriuscita di acqua basterà girare il piccolo pezzo di plastica giallo posto appena al di sotto della valvola.

Sostanzialmente il prodotto si presenta di buona fattura, adesso verrà sottoposto ad un test di lunga durata per saggiarne la bontà.
Prima dell’utilizzo la sacca l’ho lasciata riposare per 24 ore con all’interno acqua e bicarbonato di sodio.




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