Fixie Inc. – Pure Blood
30 dicembre 2010, 2:31 pm
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Fixie inc. è un’azienda tedesca che produce un numero limitato di modelli, ma ogni sua creatura è un inno alla tecnologia e al design, senza dimenticare una cura certosina per i dettagli; insomma biciclette non solo funzionali ma anche bellissime da vedere.
Fra tutte mi ha sempre colpito la Pure Blood, un mezzo per il ciclocross agonistico, ma a ben guardare una bicicletta poliedrica che si presta ad ogni tipo di scorribanda su due ruote.


Il telaio è in acciaio 4130 di grado aeronautico, a doppio spessore e trattato termicamente con saldature eseguite a TIG e tramite brasatura.
La peculiarità del telaio è che è realizzato per ospitare solo un’impianto frenante a disco e ben si sposa con la forcella, la quale presenta attacchi di tipo postmount. Il confort di marcia viene garantito oltre che dal materiale con cui è realizzato il telaio anche dal tubo verticale di tipo affusolato. La bellezza dei forcellini realizzati per CNC non ha bisogno di commenti.
Il prezzo è in linea con l’esclusività del mezzo, stiamo parlando di 1199 euro per telaio + forcella + attacco manubrio e di 2799 per la bicicletta completa montata con gruppo SRAM Rival e componentistica della stessa Fixie Inc.
Il loro sito fa presupporre che i ragazzi necessitino di uno psicanalista, però le loro realizzazioni sono opere d’arte in movimento.
http://www.cycles-for-heroes.com/


Shambhala
Eroi, Pirati e altre storie su due ruote
28 dicembre 2010, 2:33 pm
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A cura di: Simone Barillari
Edizioni: Bur/Rizzoli
Prezzo di copertina: 12 euro

Il sottotitolo di questo volume è più che significativo: un secolo di ciclismo. Si tratta in effetti di una serie di articoli di giornale che coprono 100 anni di ciclismo, più o meno,descrivendo pagine più o meno eroiche dello sport a due ruote. Le firme in calce agli articoli sono più che note negli ambienti ciclistici, parliamo di Buzzati, Brera, Vergani, Mura ecc.
Trattandosi di articoli scritti da diverse persone non c’è da aspettarsi nessuna uniformità di narrazione, se non per l’appunto quella cronologica, il che dà al volume un andamento a montagne russa, dove, a mio giudizio, ci sono più discese che salite.
Alcune di queste discese sono da attribuirsi ad un modo di scrivere decisamente ampolloso, alla ricerca del “quanto sono bravo a scrivere”, piuttosto che a scopo divulgativo nei confronti del lettore. Altra pecca è che gli articoli sono proposti tal quali e quindi spetta al lettore collocarli in un determinato contesto storico/politico/sportivo. Per esempio, non conoscendo il contesto storico nella quale è scaturita, poco dice l’imboscata di Pieris del giro del 46 o cosa ha significato la tappa al tour del 18 Luglio 1992 per Claudio “El Diablo” Chiappucci (di aspettare domani sono capaci tutti, di ottener che domani sia oggi, pochi, quasi nessuno).
Fra quelle che ho maggiormente gradito ci sono le pagine del ciclismo eroico; di Ottavio che si rialza dopo una rovinosa caduta stimolato da una canzone alpina, delle tappe da forzati del pedale al Tour de France, delle relative cotte e di un unico impellente desiderio: mangiare,mangiare e mangiare.
In sintesi il libro non mi ha pienamente soddisfatto, tenendolo in mano eriguardandone la copertina continua vedere il bicchiere mezzo vuoto.
Shambhala