Filed under: Officina | Tag: catena, claudio angeli, Cocomero, finish, king papu, lavacatena, lavaggio, line, lubrificazione, pulizia, Rualis, weldtite
COSA SERVE:
- Cavalletto supporto bici
- Giornali o telo
- Stracci
- Puscicatena e relativo sgrassante
- Vaschetta raccogli reflui
- Olio per la lubrificazione
Cominciamo con il posizionare la bici in maniera idonea al fine di poter lavorare nel modo più comodo possibile; a tal riguardo un cavalletto per la manutenzione è un gran bello strumento.
Successivamente premuriamoci di protegge il disco freno posteriore con un cartone opportunamente sagomato, o con un paio di fogli di giornale.
Se la zona dove lavorate deve essere lasciata immacolata, potete stendere al suolo un telo o dei fogli di giornale.
Prima di tutto armatevi di straccio ed eliminate il grosso dello sporco, quindi, tutta la morchia che si deposita sulle pulegge del cambio, corone, pignoni e catena.
Successivamente togliete la ruota posteriore e con un apposito attrezzino o un degno sostituto fatto in casa, come quello della foto, ricavato da un vecchio pignone al quale è stato dato un punto di saldatura, togliete lo sporco che si annida in profondità fra i pignoni.


Dopo aver reinstallato la ruota, posizioniamo la catena sulla moltiplica più grande e sul pignone più piccole. Questa è una posizione di sicurezza che evita, se vi dovesse “scappare la mano”, di finire sui denti scoperti della moltiplica più grande.
Alcuni, specie se agganciano il lavacatena al cambio, preferiscono una combinazione del tipo corona media e pignone medio.
A questo punto installate il macchinario per la pulizia sulla catena.
Nella foto si vede il modello proposto dalla Weldtite, strumento che ha il pregio di lasciar uscire pochissimo liquido, a differenza di altri puliscicatena della concorrenza.
Personalmente non amo agganciarlo al cambio, preferisco sorreggerlo con una mano, mentre l’altra fa girare la pedivella.

Ora introduciamo la quantità di sgrassante prevista (80 ml), ed eseguiamo il lavaggio vero e proprio, oppure, se la catena è particolarmente sporca, un prelavaggio.
Se eseguo il prelavaggio non utilizzo sgrassante nuovo, ma riutilizzo quello filtrato dall’ultima operazione di lavaggio.
C’è chi utilizza il petrolio lampante in quanto permette di ottenere un ottimo risultato finale, ma, il liquido evapora facilmente e visto che ci lavorate sopra non è poi così salutare inalare tali vapori.
A questo punto iniziate a far roteare la pedivella al contrario, con movimento lento e costante. Dopo aver fatto fare alla catena una ventina di giri, valutate, dalla quantità di sporco che si è accumulato nella vaschetta, se c’è bisogno di un’ ulteriore trattamento e in questo caso ripetete l’operazione testè effettuata.

Sganciate il marchingegno e sistemate un contenitore (ottima la cassetta lettiera per gatti) al di sotto della catena; contenitore che servirà a raccogliere l’acqua di sgrondo derivante dal lavaggio della catena stessa.
Eseguite quindi il lavaggio catena con acqua, per eliminare lo sgrassante residuo.

La fase successiva prevede, mediante un compressore, il soffiaggio della catena, per asciugarla ed eliminare eventuali detriti rimasti sulla stessa.

Ottenuta una bella catena asciutta, marcate un pin, per riconoscere il punto di partenza, e su ogni roller versate una goccia del vostro lubrificante preferito.


In questa fase preferisco mantenere sempre la catena sulla corona più grande e pignone più piccolo; altri suggeriscono di mettere all’anteriore la moltiplica più piccola, in modo che la catena sia più angolata e rendere così la penetrazione del lubrificante più agevole.
Come lubrificante utilizzo i prodotti della Finish Line; il Wet (etichetta verde) per tutte le condizioni e il Dry (etichetta rossa) per le condizioni particolarmente asciutte e polverose.
La boccetta con il dosatore a goccia ha il pregio di evitare inutili sprechi e lubrificazioni a pioggia, che fanno più danno che bene.
Se usate un lubrificante spray attenzione a non irrorare l’impianto a disco.
Dopo aver terminato la lubrificazione, fate fare alla catena un paio di giri, e poi, con uno straccetto pulito, eliminate l’eccesso di olio, per evitare che la catena si ricopra in breve tempo di una nuova morchia e che venga vanificato in altrettanto breve tempo il vostro lavoro.
Non vi resta che godervi il gaudente scorrere delle maglie sui denti di pignoni e moltipliche.
NOTA
I prodotti sgrassanti dichiarati biodegradabili, sono tali, fin tanto che non vengono a contatto con oli e grassi; dopo di che, si tramutano in una sozzeria inquinante.
Per evitare sprechi, potete riutilizzare lo sgrassante una seconda volta, per eseguire un prelavaggio. Quindi, dopo aver terminato il lavaggio, potete filtrare lo sgrassante mediante una calza e conservare il risultato per un futuro utilizzo.
Lo sgrassante utilizzato e non più utile, non disperdetelo nell’ambiente, utilizzate una tanica come deposito temporaneo e poi smaltite il contenuto dell’intera tanica a norma di legge.
Filed under: Officina, Recensioni | Tag: claudio angeli, Cocomero, king papu, park tool, raggi, Rualis, ruota, tensiometro, tensionatura, tensione, tm1
Per assemblare una ruota, che resti centrata nel tempo, è di fondamentale importanza la tensionatura dei raggi, che deve essere quanto più possibile uniforme.
E’ altresì importante che i raggi siano tensionati con il giusto valore, cioè, che non siano ne sovratensionati ne sottotensionati e a questo proposito è buona regola seguire quanto prescritto dal produttore del cerchio.
Al fine di ottenere tale risultato c’è bisogno, o di una rilevante sensibilità ed esperienza, per sentire a tatto la tensione raggiunta da ogni singolo elemento, oppure ci si può affidare ad un tensiometro.
Tale strumento permette, oltre che il rilevamento della tensione di ciascun raggio, di determinare in un secondo momento la tensione media di tutti i raggi di una flangia e la tensione relativa di ciascun elemento.
Il tensiometro in esame è il modello proposto dalla Park Tool e denominato TM-1.
Il kit si presenta in scatola di cartone e contiene, oltre allo strumento, una placchetta circolare per determinare il diametro dei raggi, una tavola di conversione e un manualetto d’istruzione (inglese, tedesco, spagnolo e francese).




Il primo passo è quello di determinare il diametro del raggio nella sua mezzeria; questo è valido anche per raggi a doppio o triplo spessore, dove, al fine della misura, verrà considerato il diametro minore.

A questo punto si posiziona lo strumento sul raggio, con il raggio stesso posizionato fra i due appoggi fissi, mentre il terzo appoggio, quello mobile, si occuperà di flettere il raggio. Giunti al punto di equilibrio si leggerà il valore sulla scala dello strumento, dopo di che, si confronterà tale valore con quanto riportato sulla tabella di comparazione, che ci darà, a seconda del diametro e del materiale del raggio, la tensione dello stesso.
In caso di raggi aerodinamici lo strumento andrà appoggiato sulla parte piatta del raggio.

Misurata la tensione di tutti i raggi di una stessa flangia, si può facilmente ottenere la tensione media. Moltiplicando la tensione media per 0,8 e per 1,2 si ottengono, rispettivamente, la tensione minima e la tensione massima entro cui devono ricadere le tensioni di tutti i raggi.
Il produttore specifica che per la ricalibrazione lo strumento deve essere rispedito in fabbrica, cosa assai poco pratica. Quello che conviene fare è misurare, a strumento nuovo, la tensione di un raggio su una ruota che non verrà utilizzata e che funzionerà come referente per una eventuale futura ricalibrazione.
Per ulteriori informazioni:
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La Wolfhound Cycles non si può definire una fabbrica di telai, è piuttosto un laboratorio artigiano, dove, ogni pezzo è pensato, sviluppato e realizzato da un’unica persona, ovvero, Fred Cuthbert.
Il materiale utilizzato è l’acciaio, il metallo degli dei, con tubazioni scelte fra le più prestigiose come Columbus, Dedacciai e Reynolds.
Fred non confeziona telai standard, prima di dare avvio ad un progetto vuole conoscere il committente, le sue idee, l’utilizzo che verrà fatto del telaio ecc.
Alle idee del committente si affianca l’esperienza di Fred, che alla fine, darà parere favorevole al progetto o meno; in caso di risposta affermativa, state pur certi che il telaio vi calzerà a pennello, come un abito di alta sartoria confezionato su misura.
Le saldature sono saldobrasate, proprio per eliminare ogni soluzione di continuità e dare forma liquida al telaio, o per dirla semplicemente alla Fred: “un buon telaista non deve lasciare traccia”.
Le esaltanti doti telaistiche vengono esaltate a fine lavorazione da una verniciatura impeccabile, comprensiva di ogni personalizzazione voluta dal committente.
La Wolfhound è sostanzialmente un connubio fra design moderno e artigianalità della vecchia scuola telaistica.
Per dare il giusto tributo alla bottega artigiana, che ha come emblema Duncan, esemplare della razza Irish Wolfhound, vi lascio con qualche immagine:





Ventinove pollici è la naturale evoluzione delle ruote grasse.
Il movimento ha visto i primi passi in USA, dove ha riscosso, quasi subito, una schiera di estimatori e per capirne le dimensioni attuali basta frequentare qualche forum d’oltreoceano per rendersi conto che ormai è cosa fatta; si è superata da un pezzo quella fase che poteva bollare l’intero movimento come moda passeggera.
Se gli USA stanno bene, l’Italia certo non piange, dato che per importanza, siamo il secondo mercato a livello mondiale.
Da noi è iniziato tutto un po’ in sordina, con i primi estimatori che venivano additati, nel migliore dei casi, come talebani o estremisti.
Tuttavia, confrontando pregi e difetti delle 29er, se paragonati alle tradizionali 26er, l’ago della bilancia pende nettamente a favore dei vantaggi che le ventinove possono offrire.
Aggiungiamo al tutto la competenza tecnico/ciclistica dei sostenitori della prima ora e la lungimiranza di un operatore del settore qual’è Mauro di Raceware e il naturale risultato è una diffusione in rapida crescita del nuovo formato.
Curioso? Perplesso? Interessato?
Qualunque sia il tuo punto di vista, da oggi puoi ampliare i tuoi orizzonti conoscitivi sul mondo delle ruotone in quanto c’è un portale, tutto in italiano, dedicato esclusivamente a loro.
